Milano, 23 settembre 2026 – “Nel Pavese il tema dell’acqua è particolarmente sentito perché dalla sua disponibilità dipendono il lavoro delle aziende, la qualità dei raccolti e la tenuta di un comparto essenziale per l’economia del territorio. Le crisi degli ultimi anni hanno mostrato che non possiamo attendere i periodi di scarsità per decidere come distribuire la risorsa. Servono programmazione, manutenzione delle reti e investimenti capaci di offrire agli agricoltori maggiori certezze”: lo dichiara il consigliere regionale di Fratelli d’Italia Claudio Mangiarotti commentando i risultati della missione valutativa sulle politiche regionali per l’uso efficiente dell’acqua e la prevenzione delle emergenze nel settore agricolo.
Lo studio, promosso dal Comitato Paritetico di Controllo e Valutazione e dalla Commissione Agricoltura, montagna e foreste del Consiglio regionale della Lombardia, analizza le misure adottate dalla Regione per conoscere i consumi, migliorare l’efficienza delle infrastrutture irrigue, conservare l’acqua e favorirne il riuso.
I dati mostrano un significativo rafforzamento del sistema di monitoraggio. I misuratori attivi e collegati alla banca dati regionale sono passati da 199 nel 2016 a 433 nel 2025. Nello stesso periodo, la quota dei volumi irrigui misurati direttamente è salita dal 12 al 42 per cento. Il sistema copre oggi il 74 per cento delle portate superficiali concesse, sebbene interessi soltanto il 5 per cento delle derivazioni complessive. Più limitato resta il controllo dei pozzi, che riguarda il 7 per cento della portata concessa da falda. Dei 338 distretti irrigui lombardi, 138 dispongono di un monitoraggio strumentale e comprendono il 72 per cento della superficie irrigata. Il 58 per cento dei volumi utilizzati viene ancora determinato attraverso modelli di stima.
“La crescita della misurazione è un risultato importante. Se conosciamo con precisione quanta acqua entra nel sistema, dove viene utilizzata e quali territori registrano le maggiori difficoltà, possiamo assumere decisioni più rapide ed eque. Dobbiamo estendere la rilevazione alle aree ancora scoperte, integrare maggiormente i soggetti privati e mettere le informazioni a disposizione di chi gestisce le reti e di chi lavora nei campi”, afferma Mangiarotti.
Accanto ai 12 consorzi pubblici operano in Lombardia più di 450 consorzi privati, ancora poco integrati nel sistema regionale di monitoraggio. Questa frammentazione rende più difficile ricostruire l’effettivo utilizzo della risorsa e coordinare gli interventi durante i periodi di maggiore pressione.
“Per una provincia agricola come Pavia, la gestione dell’acqua deve essere considerata una questione economica e territoriale di primo piano. Le imprese programmano semine, colture e investimenti con mesi di anticipo. L’incertezza sulla disponibilità irrigua si trasforma in un rischio aziendale, incide sui costi e può compromettere un’intera stagione. Alle aziende servono indicazioni attendibili, procedure semplici e una rete capace di distribuire la risorsa senza sprechi”, prosegue il consigliere regionale.
Nel 2025 Regione Lombardia ha finanziato otto consorzi con circa 9,6 milioni di euro per interventi di ammodernamento e sviluppo delle infrastrutture irrigue. Le opere riguardano la riduzione delle perdite, l’automazione delle paratoie, il controllo a distanza delle reti e l’introduzione di sistemi più precisi per la distribuzione dell’acqua.
Secondo Mangiarotti, il miglioramento dell’efficienza deve tenere conto delle caratteristiche idrogeologiche di ciascun territorio. In diverse aree lombarde, infatti, l’acqua impiegata nell’irrigazione tradizionale contribuisce alla ricarica della falda e all’alimentazione di fontanili e risorgive. Gli interventi sulle reti devono quindi essere preceduti da valutazioni tecniche capaci di considerare sia il risparmio idrico sia gli effetti sull’ambiente.
“Ridurre le perdite è indispensabile, però l’efficienza non si misura soltanto nella quantità d’acqua che rimane dentro un canale. Occorre valutare anche il ruolo che la rete irrigua svolge nella ricarica delle falde e negli equilibri del territorio. Nel Pavese questa attenzione è fondamentale. Gli interventi devono nascere dalla conoscenza dei suoli, delle colture e del reticolo idrico, evitando soluzioni identiche per realtà profondamente diverse”, sottolinea Mangiarotti.
La missione valutativa dedica attenzione anche al riuso delle acque reflue depurate, un ambito che presenta ancora ampi margini di sviluppo. Il rapporto evidenzia l’esigenza di una regia regionale più organica, di un quadro autorizzativo chiaro e di maggiori garanzie sulla qualità dell’acqua destinata all’impiego agricolo.
“Il riuso può offrire un contributo utile, soprattutto nei periodi più difficili, ma deve rispettare requisiti rigorosi. Gli agricoltori non possono farsi carico di costi sproporzionati o di responsabilità che spettano ai gestori degli impianti e alle autorità competenti. La qualità della risorsa deve essere certificata, i controlli devono essere puntuali e le infrastrutture devono consentire di portare l’acqua depurata dove può essere realmente utilizzata”, precisa il consigliere.
Mangiarotti richiama infine la necessità di collegare monitoraggio, manutenzione delle reti, capacità di accumulo e innovazione agricola all’interno di una programmazione stabile. Un’impostazione che permetta di superare la gestione episodica delle crisi e di definire con anticipo le priorità per i territori più esposti.
“Il mondo agricolo pavese conosce il valore di ogni metro cubo d’acqua e chiede alla politica scelte concrete. Regione Lombardia ha rafforzato il sistema di conoscenza e ha finanziato interventi importanti; ora dobbiamo completare il monitoraggio, accelerare i lavori sulle reti e sostenere le imprese che investono in tecnologie più precise. Continuerò a portare in Consiglio regionale le esigenze del territorio pavese, perché la sicurezza dell’approvvigionamento idrico riguarda il futuro delle nostre aziende e la difesa di produzioni che rappresentano un patrimonio della Lombardia”, conclude Mangiarotti.